Il bubbone sta scoppiando: il tanto blasonato capitalismo frana sotto la sua arroganza. Beato chi ci ha creduto, e beato chi crede ancora alle parole rassicuranti di qualcuno.
Un tempo si circuivano le massaie, riunite in casa tutte giulive per accogliere con timore reverenziale il bel giovanotto dall’accento settentrionale che gli piazzava la batteria di pentole, o il corredo di biancheria per la cara figliuola in odor di nozze. Oggi il viscido sciacallaggio si cela dietro la cravatta ben annodata di un affabile impiegato di banca… e sì, la “bbbanca”, quella di cui ci noi ci fidiamo, quella che però non si fida di noi. Quella che quando vai a ritirare i tuoi risparmi perché hai paura di perderli ti dice: “Sei pazzo? Ma non ti preoccupare, va tutto bene! Hai sentito cosa ha detto oggi Berlusconi? Informati!”. Un’altra bella lavata di cervello “live”, dopo quella di tv e giornali, ed il gioco è fatto. Attenzione, loro sono in buona fede, sono “informati”, ci credono veramente che tutto si sistemerà, l’ha detto pure lui, il self made (o service) man! Anche perché male che vada interviene lo Stato, che azzera tutto e ci rimborsa in allegria. Ma come fa questo Stato ladrone, che ci fa pagare tutte queste maledette tasse, a trasformarsi improvvisamente in Provvidenza? Non lo dicono che il prezzo lo pagano tutti i contribuenti, compresi quelli che magari di risparmi non ne hanno mai avuti. Tanto poi nessuno ti fa capire come siano andate davvero le cose, si tacciono i retroscena, e ci si dimentica di tutto guardando gli imbecillotti che si accapigliano all’Isola dei famosi. Sono così potenti che ci hanno fatto dimenticare Parmalat, Cirio e compagnia bella in meno di cinque anni. Intanto il piramidale pallone di cacca che aleggia da sempre sulle nostre teste si gonfia sempre di più, pronto ad esplodere sui soliti poveracci.
Sul Titanic che affonda, l’orchestra suona e la gente continua a ballare. Il male è nella gente che balla, o nell’orchestra che continua a suonare?
Indovinate un poò da dove si prenderanno le risorse per finanziarie il decreto legge di govedì sera (e poi era necesssaria l’edizione straordinaria del tg1 per la conferenza stampa del trio Berlusconi-Tremonti-Draghi??)?? ma dai finanziamenti della ricerca e delle università!! facile..no?
In questi giorni sto leggendo “Quando Teresa si arrabbiò con Dio” di Alejandro Jodorowsky. Proprio ieri leggevo questo passaggio:
“I vermi hanno cominciato a mangiarsi il formaggio e nessuno potrà fermarli. La produzione non cesserà fino alla completa rovina del pianeta. Pochi sopravviveranno. In un futuro prossimo i poveri avranno forse vestiti migliori, case e cibo, ma saranno sempre poveri, vale a dire sempre più indebitati col potere, e se anche avranno smesso di pagare col sangue e coi polmoni, daranno comunque in cambio il loro riso e anche la loro intelligenza. Il povero diventerà un idiota benestante e serio”.
Eccoci qua…
A proposito di letture, riporto un’altra profezia, uno dei passaggi finali tratto da “Il mondo nuovo - ritorno al mondo nuovo” di Aldous Huxley, libro che avevo già letto e che sto con piacere rileggendo. Nella società ipotizzata dall’autore (come anche in quella citata nel passaggio di Unitarian Parson)i cittadini possono avere libero accesso a qualsiasi piacere materiale, ma sono costretti a rinunciare alla propria individualità.
“Gli antichi dittatori caddero perchè non sapevano dare ai loro soggetti sufficiente pane e circensi, miracoli e misteri. E non possedevano un sistema veramente efficace per la manipolazione dei cervelli. In passato liberi pensatori e rivoluzionari furono spesso i prodotti della educazione più ortodossa e più osservante. Un fatto che non ci deve sorprendere perchè i metodi usati da quell’educazione erano e sono quanto mai inefficaci. Ma sotto un dittatore scientifico l’educazione funzionerà davvero e di conseguenza la maggior parte degli uomini e delle donne cresceranno nell’amore della servitù e mai sogneranno la rivoluzione. Non si vede per quale motivo dovrebbe mai crollare una dittatura scientifica”.
Certo, è vero che forse sarà un tantinello esagerato. Nel libro (del 1952)si teorizzava l’uso di droghe ed ipnosi per sottomettere “scientificamente” i cittadini… ma la TV, a giudicare dai risultati, è forse anche più potente dei tranquillanti.
Huxley? ho scoperto che costui è il figlio di Thomas Huxley, il teorico dell’agnosticismo… tu guarda com’è piccolo il mondo! in ogni caso, oggi pomeriggio, dopo l’annuncio che il governo regalerà un po’ di soldi per sostenere l’economia della banche indebitate perché speculano sui soldi che non solo non hanno, ma che spesso non esistono, tutte le borse sono tornate a salire. del 5,6 o 7 % in alcuni casi. Bene. Ma coi soldi di chi? chi compra? gli stessi che hanno speculato fino a 24 ore fa? stiamo subendo uno dei più grandi scippi della storia. e in tv, guardiamo l’isola dei famosi. vaffanculo.
Huxley sottolinea altresì il nòcciolo della questione gnosica nell’affermazione del sistema intellettivo come “collo di bottiglia” nell’osservazione del mondo. Il cervello è considerato come un riduttore di stimoli esterni, atto a selezionare le informazioni essenziali ed a scartare le stimolazioni sensoriali e metasensoriali spurie che, probabilmente, cortocircuiterebbero l’esistenza “paraffinata” nella società. Una teoria “evergreen” per postulare la irreversibile demiscelazione delle deontologie e delle etiche (o eticismi?) in seno alle aggregazioni umane. Fa sempre un certo effetto osservare come linee di pensiero così ardite siano calzanti con la osservazione di ciò che esperiamo.
Il latte? Un alimento per vitelli. Un business che perdura dal momento in cui l’uomo sceglie la soluzione stanziale, milioni di anni orsono. La pastorizia e l’allevamento hanno garantito una impalcatura su cui fiorirono micro economie fondate sulla compravendita di carne e derivati del latte. Poi ci fu Prescott Watt, l’equivalente lavoro-calore e l’epoca della industria leviatanica,escatologica,innovatrice. La necessità della produzione seriale plagia, deforma, impone…dalla fine dell’Ottocento, tra lo sferruzzare dei telai meccanici in Inghilterra si comincia a delineare quel senso di arrendevole “addiction” al prodotto replicabile. L’industria comincia a nutrirsi di priorità e di necessità. Ad oggi, “….invischiati di ragnatele, pieni di minuscoli computers…” l’industria è indissolubile dalle nostre vite. Un pò cavallo di Troia, un pò toro di Gortina…un involucro, uno stampo in metallo per polimeri termosensibili. Un sistema perfetto, un chart-flow in cui l’input è la canalizzazione totale delle esigenze e l’output è la creazione di angoscianti nuove lacune di materia lavorata. Il latte, dicevamo, coacervo di proteine, anticorpi e fattori di crescita, una emulsione duttile e malleabile, a cui Pasteur ha dato digntà commerciale e macroeconomica. Una materia prima pulsante di principi nutritivi, zeppa di potenzialità. Ci hanno detto, quando eravamo piccoli: “bevete più latte”. In televisione il dietologo più fotogenico ci avvia ad un consumo di latte e derivati con fare disinvolto ed accorato. “Mangia il formaggino, piccino mio, così crescerai sano e forte”.
Cosa c’è dietro questo spasmodico invito a nutrirsi di latte?
Una strategia ineccepibile di mercato.
Se qualcuno vi dicesse che il latte vaccino è un veleno, che contiene fattori di crescita ed un profilo proteico ed antigenico che incidono negativamente sulla salute dell’organismo?
Se vi dicessero che per un chilo di “mucca da latte” ci vogliono 10.000 litri di acqua e che il consumo di cereali dei bovini ciclizzati nelle industrie del settore potrebbe, se dirottato, cambiare le sorti alimentari dei paesi in via di siluppo?
Se vi dicessero che il latte è un errore alimentare che predispone alle malattie cronico-degenerative, a fronte di un modesto introito di calcio e di oligoelementi, peraltro scarsamente biodisponibili. Se vi dicessero che il latte accelera il processo di osteopenìa poichè il fosfato correlato all’introito implica perdita di calcio dall’osso per controbilanciarne l’eliminazione renale?
Per non parlare dell’intolleranza al lattosio. L’industria ci liofilizza il latte che rivende a prezzi folli. Esso causa coliche nei neonati; esso ha un profilo proteico e lipidico adatti ad un vitello, morfologicamente diverso da un pargoletto!
Colichette? No prolem…il brand farmaceutico ci mette le fide goccine sugli scaffali della farmacia.
Bella la pubblicità, vacche trottanti in verdi praterie, aitanti fattori e nonni con un filo di trucco che sminuzzano robiole…bugie costruite per sembrare verità, per nascondere in maniera tragicomica la realtà fredda del profitto incurante del rispetto più elementare per il consumatore.
Nei miei giri di blog, ti ho trovato finalmente. Complimenti per il tuo blog. In questo venerdì di sfiga, hai alleviato le mie sofferenze.
a presto, ciao!